BIRICCHINA

di Enrico Turnaturi  

“bhe, dai, una cosa è certa…almeno non abbiamo fatto una caz…” ci è venuto da dire così nel momento in cui abbiamo raggiunto l’ultima sosta. Il rischio infatti era un po’ questo, come ogni volta che si affronta una grande parete dal basso. Non sai mai se il risultato finale sarà valido. Qualcuno potrebbe dire che ad aprire dal basso non si fa mai una caz…, che quello che conta è lo spirito e non il risultato, che le giornate dedicate all’apertura di una via nuova sono di per se “valide”, ma noi eravamo in Sardegna e l’Isola ha una storia in fatto di vie lunghe che, quando chiodi, un po’ di pressione la senti sempre. In più la parete che avevamo scelto è una di quelle su cui non le puoi fare le caz…, salterebbero troppo all’occhio. Il paretone concavo e strapiombante del Monte Uddè ospita poche vie, tutte dure e severe (alcune inavvicinabili per i comuni avambracci) il confronto quindi era inevitabile.

Lurens sui passi tecnici di L1
Andre in uscita dal magnifico diedro di L5 
Ultime fessure prima della cima L6

Sono usciti sei tiri belli e impegnativi, perchè dove ci sono gli spit è duro e dove è facile devi usare i friends. Il primo tiro si vedeva già da sotto che si sarebbe potuto salire, il secondo invece era un grosso punto interrogativo poi un sistema di diedri e fessure avrebbe portato fino in cima. La roccia sarda, in particolare quella dell’Uddè, era la nostra unica garanzia. Ancora un dubbio sul diedro strapiombante nell’ultimo quarto di parete, ma quello sarebbe stato un problema futuro. Due giorni per arrivare sulle facili rocce sommitali e piantare l’ultimo spit, due giorni in cui la fine delle batterie del trapano coincideva con il calar del sole. A quel punto l’unico pensiero era scendere e raggiungere il resto della combriccola giù nel Lanaitho per finire la serata con pecorino e bottiglie di cannonau.

Dopo essere stati più a sud, tra Ulassai e Baunei, avevamo un po’ abbandonato le speranze di tornare sulla via per tentare di liberarla ma, tra un nubifragio e l’altro, il giorno della partenza siamo riusciti a goderci la via senza sacconi e senza trapani proprio come si scala normalmente. Senza dilungarci troppo sui temi dell’etica arrampicatoria, il secondo tiro rimane ufficialmente da liberare anche se ci siamo andati veramente vicino, Dani dimenticando un piede e cadendo all’ultima presa e io scalandolo in libera ma da secondo di cordata. Un motivo in più per tornare!!  

 

La via attacca tre metri a sinistra di “Pachanca” questa è la relazione, buone scalate a tutti!!!

L1 – Facile rampa per raggiungere fessura nei gialli (possibilità di integrare), ribaltamento e placca tecnica fino ad un vago terrazzino su cui si sosta. (7a/30mt.)

L2 – Buchi, canne, tacche, concrezioni,… tiro molto tecnico in leggero strapiombo con finale atletico. (7c/30mt.)

L3 – Lungo tiro che segue una serie di fessure e placche. Possibilità di integrare con friends, spit talvolta molto distanziati. (6b/50mt.)

L4 – Perfetto diedro fessurato stile granito. Possibilità di integrare con friends, spit talvolta molto distanziati. (6b+/30mt.)

L5 – Diedro leggermente strapiombante a canne e buchi con uscita tecnica su roccia grigia lavorata. Magnifico! (7b/30mt.)

L6 – Partenza ancora difficile segue fessura larga da integrare e finale su terreno più facile e abbattuto (6b+/35mt.)

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