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Patagonia
SELVAGGIO BLU 2010 (SARDEGNA)
Alpinismo
DATA: 07/06/2010

AUTORE:
SILVIA

DESCRIZIONE:

Selvaggio blu, il nome dice tutto. Più selvaggio di così vorrebbe dire procurarsi da soli cibo e acqua, cosa impossibile, almeno per l’acqua.
E il blu del mare ha tutte le sfumature, dall’azzurro chiaro al turchese intenso, al profondo blu. Il cielo purtroppo può anche essere grigio, ma aggiunge l’avventura al selvaggio.
Partenza dal mare, si fanno subito 700 m. di dislivello, si capisce subito che non è uno scherzo: il sentiero sparisce spesso e si cammina altrettanto spesso su pietre e fra alti cespugli, non è facile trovare la strada giusta, meno male che ci sono le nostre guide! Il materassino è già un colabrodo.
La sera, l’accensione del fuoco oltre a permetterci di cucinare, aggiunge un’atmosfera speciale che si prolunga anche di notte, dal momento che si dorme sotto le stelle, sperando che ci siano sempre…
La varietà del paesaggio svela sorprese dietro ogni anfratto o dall’alto dell’altura raggiunta; i fiori sono coloratissimi, la sorpresa è vederne così tanti in Sardegna. Ma le sorprese più grandi sono le discese a mare in calette mozzafiato e il bagno ristoratore nonostante l’acqua gelida di maggio!
La seconda notte ci riserva una nuova avventura, pioggia torrenziale: fortunatamente avevamo steso alcuni teli fra gli alberi che hanno permesso di non bagnarci troppo. Notte insonne però, e molto intima, dato “l’ammucchiamento” per non bagnarsi…
Poi si comincia anche a scalare, i punti più difficili sono facilitati da tronchi messi dai pastori chissà quanti anni fa… Comunque ci leghiamo, e le nostre guide sono un vero supporto, fisico e psicologico, per tutti, soprattutto per i meno esperti.
Altra sorpresa, il “purceddu” cucinato per noi, servito a tavola sotto una roccia strapiombante dopo salumi e formaggi locali, il tutto innaffiato da un buonissimo vino rosso sardo che fa gola a tutti. E per finire il mirto! I cori dopo cena dimostrano l’allegria, nonostante la pioggia e la difficoltà di trovare un posto all’asciutto dove andare a dormire.
Si continua, il paesaggio è sempre più vario, ora non si vede più Pedra Longa, dove siamo partiti, ma Cala Gonone e il golfo di Orosei; si scala e ci si cala, uno spettacolo restare appesi ad una corda, girare la testa e vedere la distesa infinita del mare…
L’ultima sera, al “campo base”, su un balcone naturale da cartolina, riusciamo anche a vedere delfini, capodogli e due arcobaleni! Il tutto coronato da quell’atmosfera magica che solo questa vita selvaggia riesce a regalare.
Ci sentiamo molto uniti, cantiamo ancora, ridiamo e ci sembra di essere amici da sempre.
Ancora uno scroscio prima di arrivare all’ultima spiaggia, l’attesa del gommone, il ritorno via mare per rivedere tutto il percorso fatto e… il triste ritorno alla realtà.

Ma con nuovi amici e un grande entusiasmo per avere vissuto un’avventura e un’esperienza uniche. Grazie a tutti!
IL SOGNO …… CHAMONIX-XERMATT
Alpinismo
DATA: 06/05/2010

AUTORE:
Matieù

DESCRIZIONE:

La Haute route per eccellenza è un’itenerario grandioso , che si svolge in ambiente di alta montagna , passando dai rossi graniti del Monte Bianco alle dirupate e cupe pareti del Cervino ; ma è soprattutto il sogno di ogni scialpinista che tutti gli anni ad inizio primavera pensa se questo sarà l’anno in cui riuscirà a percorrerla . Questo per noi è stato l’anno in cui il sogno si è realizzato!!!

25 Aprile
Durata:10h 30’
Dislivello salita :1200 m
Partenza da Chamonix località Argentiere, in funivia al Col des Grands Montets, traversata del Col du Chardonnet,discesa in doppia e salita al colle del Grande Lui ma per alcuni problemi non è stata possibile la discesa diretta su La Fouly ,e dunque scesi sul lungo ghiacciaio della Saleina con tratto finale a piedi e sci in spalla per raggiungere ugualmente l’abitato di La Fouly per il pernottamento in albergo.

26 aprile
Durata:6h
Dislivello salita :1100 m
2° giorno per fortuna più tranquillo del primo , affrontato con tutta calma per riprendersi dalle fatiche del giorno precedente.Primo tratto sci in spalla per raggiungere la neve e salita al colle del Gran San Bernardo, discesa e pernottamento all'Ospizio ottimamente gestito dai frati e ricco di storia per il ruolo avuto nei secoli precedenti come importante colle di comunicazione tra il nord e il sud d’Europa.

27 Aprile
Durata:8h 30’
Dislivello salita :1500 m
Discesa con gli sci fino all’imbocco del tunnel del Gran S. Bernardo , ascensione al colle di Prox e traversata alla Croix de Tsusse,con grandiosa vista sulla Gran Combin imponente e severo ,
discesa sul versante del Velan , e risalita e pernottamento all’omonima Cabane du Velan , la più logica Cabane du Valsorey sul versante di salita del giorno dopo risultava tutta esaurita già da tempo .

28 Aprile:
Durata:9h 30’
Dislivello salita :1500 m
Finalmente di notte il cielo sereno ci faceva trovare una neve bella dura , quindi sci ai piedi scendiamo 200 mt e cominciamo la salita verso la Cabane du Valsorey dove arriviamo 2 ore dopo e una provvidenziale fetta di torta ci da l’energia giusta per raggiungere i 3650 mt del Col du Petit Couloir prima con gli sci e poi con i ramponi , questo è il passaggio più ripido dell’intero viaggio . Da qui la vista sul Bianco con le nere Grand Jorasses davanti sono uno spettacolo unico , scendiamo 200 mt e ripelliamo per raggiungere il vicino Col du Sonadon dove ci aspetta una discesa stupenda sul ghiacciaio di Mont Durand e giunti alla fine ove si incrocia il ghiacciaio di Otemma ripelliamo sotto un sole cocente per risalire al Rif. Chanrion.

29 aprile
Durata:9h 30’
Dislivello salita :1800 m
Ascensione alla Pigne d'Arolla lungo il ghiacciaio di Breney e passando attraverso il colle della Serpentina,dalla vetta lo spettacolo è di rara bellezza ; a est il Cervino e il Dent d’Herens il Rosa e i Quattromila di Zermatt,a ovest il Bianco e il Gran Combin; a Nord l’Oberland e a Sud il Gran Paradiso con le montagne della valle d’Aosta la vista è unica e appaga di tutte le fatiche . La discesa è altrettanto divertente , giunti sul ghiacciao di Otemma lo attraversiamo e risaliamo nuovamente sul ghiacciaio di M.Collon verso il Col dell’Evèque , di qui scendiamo sci ai piedi verso il rif.Italiano: Nacamuli dove ci aspetta dopo gli ultimi 50 mt di risalita un bel tagliere di formaggi a merenda e un’abbondante pasta per cena ovviamente innaffiati da una bella birra o perché no una buona Barbera .

30 Aprile
Durata:8h
Dislivello salita :1000 m
Traversata dei quattro colli, così solitamente si compie l’ultima tappa ma sempre per il problema del sovraffollamento, la Cabane des Vignettes risultave esaurita già da tempo così abbiamo ripiegato sul rifugio italiano anche se appena fuori dal percorso più classico, passando il primo colle dell’Eveque già nelle penultima tappa . Dal Nacamuli partenza all’alba con risalita al Col Collon poi in discesa e nuovamente in risalita verso il Col du Mont Brulè con ultimo tratto ramponi ai piedi , in lontananza già si intravede l’ultimo colle di Valpelline ove arriviamo inseguiti dalle nuvole del brutto tempo , ma giungiamo appena in tempo per vedere il Cervino in tutta la sua maestosità , difficile trattenere le lacrime dalla gioia per le realizzazione di un sogno. Ma non c’è tempo e giù in picchiata sul ghiacciaio di Zmutt , mancano ancora 10 KM a Zermatt , che raggiungiamo appena in tempo prima della pioggia .

La traversata Chamonix-Zermatt può avere diverse varianti , noi l’abbiamo percorsa integralmente senza l’ausilio di taxi , si richiede un buon allenamento ma anche una buona dose di fortuna per trovare 6 giorni di bel tempo consecutivi e godersi appieno tutto il viaggio , a noi quest’anno è andata magnificamente , il tempo è stato perfetto e la traversata è stata fantastica ……qualcosa di unico e stupendo !!!!!!!!!
Un grazie ai compagni di viaggio : Ale , Dino e Ferruccio e alla nostra guida indispensabile e provvidenziale Adri .

(le foto sono visionabili nella GALLERIA)
MONVISO CRESTA EST 12 AGOSTO 2009 - NORMA
Alpinismo
DATA: 06/10/2009

AUTORE:
Norma

DESCRIZIONE:

Raggiungere la vetta del Monviso dalla Cresta Est ha cambiato ancora una volta il mio modo di vivere la montagna.
Un'alba indimenticabile che non ho fotografato perchè in quei momenti così silenziosi, immensi,irripetibili l' unica cosa che ho voluto fare è riempire i miei sguardi di tanta bellezza....
Ho versato qualche lacrima in vetta per l'emozione grande di avercela fatta, in una bellissima giornata di sole.
Senza la professionalità, la determinazione e la pazienza di Adriano tutto ciò non avrei potuto viverlo.
Ecco una giornata indimenticabile raccontata con il cuore
Norma
MONVISO...PER LIA
Alpinismo
DATA: 04/09/2009

AUTORE:
Elisa

DESCRIZIONE:

Ciao a tutti
ad una settimana di distanza eccomi qui a scrivere le mie riflessioni sulla nostra gita sul Monviso.
Mi fa piacere constatare che non sono l’unica ad avere avuto dei seri problemi a camminare nei giorni seguenti…..fare le scale era un’impresa (mi sono sentita per due giorni una nonnina di ottanta anni con i reumatismi cronici).

Premetto che non amo particolarmente scrivere quindi sarò breve.
Volevo ringraziare in primis Cilla che ha organizzato questa fantastica camminata, non ho conosciuto personalmente Lia però vi assicuro che la sua presenza si percepiva in tutti i gesti, gli sguardi e le parole delle persone che le hanno voluto bene.
Ringrazio mio papà che mi ha convinto a partecipare a questa impresa, io ero molto titubante avevo paura di non farcela…..questi due giorni insieme hanno rafforzato il nostro rapporto….sono felice!!!!
Ringrazio le nostre guide Silvio e Don Marco…..siete stati fantastici e di grande aiuto per tutti noi.
Ringrazio tutti voi per la compagnia, le chiacchiere, il cibo (in particolare Danilo che la sera ha tirato fuori quella buonissima torta…..ma come hai fatto a portarla su….sembrava appena uscita dalla pasticceria!!!!!)

Il cielo stellato alle 5 del mattino, l’alba che abbiamo vissuto tutti insieme, la soddisfazione e la gioia dipinta sulle nostre facce quando siamo arrivati in vetta, la lunga…eterna… camminata del ritorno sono cose che non dimenticherò mai.
Questa devo dire che è stata un’esperienza veramente fantastica che mi ha arricchito nell’animo e non riesco ancora a trovare le parole per esprimere le mie emozioni.


Vi ringrazio tutti e vi porto nel cuore
Con affetto Elisa
MONVISO...PER LIA
Alpinismo
DATA: 04/09/2009

AUTORE:
Danilo

DESCRIZIONE:

LIA

CILLA

VITA AMORE

DIO UNIONE SOLE

FATICA CARICO DOLORE SUDORE

SETE CONDIVISIONE SODDISFAZIONE

ACQUA GERMOGLI CORDA NODI AMICIZIA ABBRACCI
MONVISO...PER LIA
Alpinismo
DATA: 04/09/2009

AUTORE:
Carla

DESCRIZIONE:

Oggi è il 2 di settembre 2009....... con un male nei muscoli delle gambe scrivo questo resoconto dei due giorni passati sul Monviso...... non riesco più fare la discesa delle scale... da non parlare dell'alzarsi dalla sedia. Fortunatamente abbiamo sentito Cilla, che ci ha detto che tutti della nostra bella compagnia hanno gli stessi dolori. Mi dispiace per tutti voi, ma mi dà la certezza che non sono io la Olandese dal paese sotto il livello del mare ad essere l'unica con dolori muscolari, dopo tutti quei mesi di allenamento!

Abbiamo fatto un'escursione bellissima, fantastica, faticosa ma indimenticabile! Il mitico Monviso.... ammirato durante tanti anni vissuti a Torino, adesso ho potuto vedere e sentire la cima!!!! Ancora più importante: la causa per cui ci siamo trovati in questa compagnia, è stata la vicinanza di Lia Trucco, per ricordarla e sentirla vicina e per sentirci vicini a Cilla, che porta questa sofferenza con un coraggio e forza che posso soltanto ammirare. Lia ci ha fatto trovare insieme e cosi ha creato un gruppo di persone che non si conoscevano quasi tra di loro, ma adesso si sentono uniti in un' esperienza mitica.

L'accesso al Monviso è un sentiero di 1200 metri di salita ripida.... ma partendo freschi con gente nuova che sembra molto simpatica... una lo fa con mancanza di fiato ma sorridendo. L'arrivo al bivacco delle Forcionelle ci ha fatto dimenticare ogni fatica: posto bellissimo, tra due laghi, in mezzo alle pietraie, con 18 posti letto, sufficienti per la nostra compagnia di 11 persone e 4 altri. In più quei tre stambecchi domesticati che giravano intorno, che belli! La cena...... la minestra fatta con tanto amore era deliziosa! Purtroppo hanno rifiutato di aggiungere anche i miei fagioli in scatola.... peccato! Anche le olive non ne voleva nessuno. Menomale che le cozze sott'olio e le aringhe in salsa di pomodoro le avevo lasciato a casa.

La notte era, come c'era da aspettarsi, senza sogni. Quasi nessuno ha chiuso occhio. Per poi alzarsi alle quattro e partendo dal bivacco alle 5. Alle 5!!! Ancora tutto buio, ma che stelle!!!! Il giro fino alla cima: di nuovo faticoso, con ancora di meno fiato (molto di meno!) ma che sensazioni, che bellezza di natura. La lunghissima arrampicata per andare in cima... qualche volta esposta ma poco difficile.

E poi in cima, ero davvero molto emozionata. Già per il fatto di aver realizzato un sogno vecchio, ma di più per il stare insieme con Lia e con questa compagnia. La messa con Don Marco... sembrava un angelo dal cielo, in cima a questa montagna. Pero... gli angeli sanno volare e Don Marco stava paurosamente vicino al bordo di questa cima.... e sinceramente non ero molto convinta che quest' angelo-Don Marco sapesse volare! Le nostre dedicazioni all'inizio della messa erano bellissime, ognuno di noi faceva delle dedicazioni alle persone amate. Poi il Vangelo.... sembravano parole scritte per me specialmente. Don Marco parlava della fede che ha i suoi tempi.... che viene quando è maturata, quando la persona è pronta a viverla pienamente. Essendo una persona sempre in ricerca del vero, di Dio, ma non sapendo esattamente dove trovarlo, mi sembrava che Don Marco parlasse specialmente per me! Mi ha commosso molto. La condivisione di questo momento con Lia e con questo gruppo di pers
one è indimenticabile....

La discesa fino al bivacco era molto divertente. Kuleman..... si scrive cosi??? Boh! Vuol dire scendere con la faccia in giù. La nostra giuda Silvio era fantastico. Dava sicurezza in ogni passaggio un po difficile. E poi.... questa discesa orrenda, terribilmente lunga, che sembrava da non finire mai... fino alle macchine. Che sofferenza! Poi il mio tuffo nel torrente... non volutamente ho fatto spaventare me stessa e gli altri. Scusatemi! Con qualche bella ferita ho raggiunto la macchina.

Per tutta questa compagnia: grazie per questa bellissima esperienza, grazie per la condivisione di tutto con voi, grazie per aver raccontato qualcosa su di voi, grazie per le riflessioni di Don Marco, grazie per la vostra pazienza e incorragiamento a me, grazie a Lia per la sua presenza e grazie a Cilla per coinvolgerci nel suo percorso.... Spero molto di rivedervi.

Un saluto dal mio cuore, Carla Borgonjen
Ascensione al M. Viso 2009 in memoria di Lia.
Alpinismo
DATA: 04/09/2009

AUTORE:
Roberto

DESCRIZIONE:

Nutrivo il desiderio di salire sul M. Viso (parete sud) da molti anni.
La prima volta che tentai di organizzare l'ascesa fu nel 1988, e d'allora ogni tentativo abortiva per i più
svariati motivi.
Questa volta, quando Cilla mi ha proposto di salire sul Viso in memoria di Lia con un gruppo di una decina di
suoi amici intimi, il desiderio è stato irresistibile, la spinta fortissima; In memoria di Lia, questo era il reale
valore aggiunto per un impresa che desideravo compiere da anni; ma anche il desiderio di conoscere degli
amici intimi di Cilla, che potevano solo essere "speciali" premeva con forza (ed in tal senso le mie aspettative
sono state superate!)
La preparazione è stata breve ma intensa; In particolare un Sabato di qualche settimana fa camminai in
montagna per circa 11 ore in solitudine… gli obbiettivi raggiunti con impegno ed un po' di fatica hanno
sempre un sapore speciale.
Nel preparare lo zaino e le attrezzature riconosco di essermi un po' fatto prendere la mano dal desiderio di
non far mancare nulla… e quindi Lunedì mattina mi sono presentato a Castello con una quantità di cibo,
abbigliamento di ricambio ed accessori vari (molto vari) che mi avrebbero permesso una permanenza
piuttosto lunga al bivacco; tant'è che il simpatico Silvio (nostra impeccabile
guida), visto il mio zaino mi chiese "… ma tu… quanto tempo intendi stare via?"
e pazientemente mi diede una mano a scremare un po' del mio materiale: via i
ramponi, via i pantaloncini corti di ricambio, via uno dei due paia di pantaloni
lunghi, via le canottiere e 3 delle 4 magliette di ricambio, via il terzo paio di
calzettoni, e soprattutto via quel mio amato telo militare 3mt x 3 spesso e
resistente (anche piuttosto pesante) che ultimamente accompagna le mie gite in
montagna (ci si corica su che è una meraviglia). Nessuno dei miei 4 caschetti
sembrava soddisfare le esigenze di sicurezza e quindi, gentilmente, Silvio me ne imprestò un quinto. Se non che, nel trambusto delle operazioni di scrematura
questo quinto rimase dimenticato nel baule dell'auto e quindi Silvio me ne portò
su un sesto in serata direttamente al bivacco (bivacco le fociolline che, pensate
bene, lui da Castello ha raggiunto in meno di 2 ore!!!).
Per l'ascensione alle forciolline, al sentiero diretto, abbiamo scelto su consiglio da Silvio quello che sale al
Bivacco Berardo. E dunque verso le 10 del 31 Agosto, Cilla, Carla, Ombretta, Danilo ed io, ci mettiamo in
cammino.
Nella salita, in un clima fresco e nebuloso, ci inoltriamo nella reciproca conoscenza, raccontandoci qualcosa
di sé e lasciandoci conoscere in semplicità (che grande cosa!).
Dopo una brevissima sosta al Berardo raggiungiamo il bivacco Forciolline dove siamo accolti dal caloroso
sorriso ed abbraccio del caro Marcello mentre Elisa si è presa un istante di riposo.
Che meraviglia questo paesaggio roccioso d'alta montagna! Qui, anche solo per l'approvvigionamento
d'acqua, iniziamo a familiarizzare con i primi passaggi su roccia non proprio comodissimi (qualche fune ci
aiuta ad evitare scivoloni nel lago). E noi, partiti alla ricerca d'acqua con le borracce in un sacchetto della
spesa, iniziamo a comprendere che forse è il caso di elevare il livello d'attenzione ed abbandonare le
abitudini più "urbane".

Nel tardo pomeriggio giungono al bivacco Don Marco, Elena e Massimo ed in ultimo,
con una salita fulminea, anche Silvio … ed il gruppo è al completo.
Dopo aver goduto della compagnia di qualche camoscio, arriva il bel momento
conviviale della cena in cui scopriamo che un po' tutti abbiamo portato di tutto e per
tutti. Bell'impiccio di parole, ma è proprio così; avremo potuto offrire cibo ad altre 10
persone avanzandone ancora.
Verso le 22 fa la sua comparsa una luna ¾ molto luminosa che illuminerà la nostra notte sino circa alle 3,30.
Anche la temperatura notturna relativamente mite ci invoglia ad uscire (in mutande o a piedi nudi) a godere
del magnifico panorama offerto dalle pareti rocciose baciate dalla luce bianca della luna.
Alle 4 del mattino, dopo poche ore di sonno-veglia, ci alziamo carichi di energia ed entusiasmo come bambini
il mattino di Natale. Il buon Silvio, con un sorriso un po' nascosto dalla folta barba, ha già acceso i fornelli
per tè e caffé e da la sveglia al resto del gruppo.
Le prime ore di cammino si snodano su un percorso roccioso poco agevole, dove le rocce si alternano a
lingue di neve piuttosto dura e scivolosa. Dietro al passo sicuro di Silvio, il buio non ostacola poi così tanto il cammino come avrei creduto; anzi, lo arricchisce di intimità ed un pizzico di mistero. Le nostre pile in fila,
serpeggiano ondeggianti nel buio di una notte stellata; Le nostre voci
morbidamente danno vita ad un paesaggio austero e misterioso; di
quando in quando la voce di Silvio si alza sulle altre "tutto bene la
dietro?" ed a rispondere è spesso Don Marco (che io definirei la nostra
seconda guida e che ora segue la coda del gruppo) "si tutto ok!"
I meravigliosi colori dell'alba iniziano ad offrire uno spettacolo
indimenticabile, e con le prime luci inizio a godere dell'energia che
sprizza dagli occhi di Cilla. Il mio sentire è "stiamo facendo una cosa
meravigliosa e molto più grande di noi". Grazie Cilla, grazie Lia!
L'ascensione procede liscia sotto lo sguardo attento di Silvio ed il valido
aiuto di Don Marco. La fatica è soffocata dalle belle emozioni della salita. I passaggi si fanno più impegnativi
ma si è largamente ripagati dal panorama che progressivamente raggiunge nuovi orizzonti.
Raggiungiamo la vetta ed il senso di unione si fa forte. Dopo brevi istanti di riposo e ristoro, don Marco inizia
a preparare ed a prepararsi per la messa. Ovviamente non disponendo di
un altare da cattedrale né di un ettaro di comodo terreno pianeggiante,
sceglie una roccia piana che a me pareva essere la più sporgente ed
esposta di tutta la cima! e su questa roccia si è pure cambiato!!!
Credetemi, l'avrei voluto imbragare e tenere... non lo potevo proprio
guardare!!!
La messa inizia con l'invito ad affidare le nostre intenzioni; questo mi ha
aiutato a scendere un gradino in me ed a sentire ancor più forte il
legame col resto del gruppo. Le poche parole, dell'omelia di don Marco,
mi raggiungono a fondo, mi rasserenano e commuovono; mi da pace e
speranza guardare ad un Dio che non ha fretta di vedere i miei risultati,
che non trae le somme oggi del mio cammino, che mi permette di fare
qualche passo fuori dal sentiero ed anche qualcuno all'indietro. L'idea di
un Dio paterno così paziente è accompagnata in me dalla speranza di
essere persona a Lui gradita, mi viene da aggiungere nonostante tutto.
Conosco poco don Marco, ma mi si è riconfermata l'immagine di un
uomo che sa comunicare grandi messaggi con poche ed incisive parole!
In questo grande senso di unione e commozione iniziamo la discesa dal Viso apprendendo la tecnica del Cülman
(lustratura delle rocce del Viso col proprio sedere!); un po' strana all'inizio ma poi, zaino e pantaloncini
permettendo, si rivela efficace.
L'aiuto guida di don Marco per me si rivela preziosissimo mentre Marcello ed Elisa scendono dal Viso come
camosci (nello stesso modo in cui l'avevano risalito).
Una breve sosta al bivacco Andreotti ci lascia assaporare la soddisfazione
di quello che abbiamo fatto. Siamo saliti sino a 3.841 mt con poche o
nessuna esperienza, con Lia nel cuore!
La discesa poi sino alle auto, è stata piuttosto lunga, ma la fatica è ancora
una volta sopraffatta dall'energia del gruppo, tant'è che ci promettiamo di
ripeterla il prossimo anno!
L'immagine che più rende omaggio al mio stato d'animo all'arrivo alle auto,
è quella di Ombretta con i piedi nella fontana, stanca, forse un po'
sofferente ma serena soddisfatta e sorridente.
MONVISO..PER LIA
Alpinismo
DATA: 04/09/2009

AUTORE:
Marcello

DESCRIZIONE:

Andare sul Monviso con l’aiuto di una guida professionista…. ma scherziamo …
E’ stata questa per me (con una offesa al mio amor proprio) la prima salita che ho dovuto affrontare per andare sul Monviso.
C’era però nel cuore di questa proposta legata a Lia una determinazione che mi spingeva a dire di sì comunque ed a superare le idealità e le riserve del mio cervello.
Poi è venuta l’idea di proporre la salita ad Elisa offrendogli la sicurezza della guida e quando lei ha detto di sì ogni riserva è passata ed una gioia grande ha invaso il mio cuore.
Penso che Lia dal cielo abbia proprio accompagnato Elisa e me in questo punto della nostra salita e ci abbia aiutato a togliere le nostre rispettive riserve per farci incontrare e superare le tante distanze che spesso hanno tenuto lontano questo padre e questa figlia. Grazie.
Tutto questo ha reso secondario il resto. Non mi sono perso nella ricerca delle previsioni del tempo; mi sono caricato di buon grado come un asino ed ho cercato di mettermi al servizio e di contenere la mia esuberanza senza (come dice Eli) “rompere troppo le balle”.
E siamo partiti. Io con la gioia nel cuore di avere accanto (in modo insperato) questa figlia; Eli sciolta e più loquace del solito.
Avevamo promesso di andare a tenere i posti al rifugio ad una certa ora ma un pò per il ritardo nella partenza ed un pò per colpa mia che non ho visto il segnale del Berardo siamo giunti alle Forciolline fuori tempo. Per nostra fortuna eravamo i primi. Abbiamo segnato i posti per tutti ma ci siamo resi conto che era una situazione non difendibile. Se qualcuno arrivava aveva diritto al suo posto. In quel momento abbiamo temuto di non vedervi e invece…
Improvvisamente siete comparsi: Robi, rosso come un gambero, Cilla loquace e solare, Danilo tutto tranquillo con Ombretta e Carla (che non conoscevamo). In quel momento ho capito che sul Viso ci saremmo andati eccome ed il mio cuore si è fatto sereno e tranquillo.

Senza soffermarmi sulle cose che voi avete già scritto così bene, vi dico che le cose più belle che io ho vissuto e che mi sembra di aver condiviso sono state queste:
- lo spirito gioioso e conviviale della cena con tutte quelle ricchezze. Per me che sono abituato ad un solo panino è stata una rivelazione insieme al volto di tutti voi. La guida poi che si è presentata con una bella bottiglia è entrata subito nel mio cuore. Mi dispiace un pò per te Carla anche se io le olive penso di averle mangiate perché ho mangiato proprio di tutto o meglio come dice la Eli “hai mangiato come un cesso”
- La salita… vedere Eli salire così agile e starmene zitto reprimendo il mio istintivo atteggiamento paterno; vedere la dolcezza e la scioltezza con cui don Marco guidava le persone del nostro gruppo; vedere gli altri procedere così spediti sotto la guida attenta di Silvio mi ha lasciato veramente stupito, leggero… e con un senso di “cordata” aperta.
- La messa in cima (che non mi aspettavo) che don Marco ha celebrato con quella cortesia, quella scioltezza, quella semplicità che speriamo diventi patrimonio di ogni prete; le sue parole belle e nuove che hanno aperto una breccia di speranza e quella comunione di affetto, di legame, di lacrime tra noi diventati un gruppo…
- Le bellezze: quelle stelle mai più viste con quella vivezza; la bellezza dell’ambiente, il panorama magnifico della punta con tutte quelle nebbie la sotto e la gaiezza di tutti noi
- E infine (certamente non ultimo) quello spirito di gruppo, quella presenza lieve che ci ha accompagnati, che abbiamo chiamato di volta in volta con il nome di Lia e con nomi diversi e che per ognuno di noi è stata l’occasione per ri-prendere un discorso, per ri-vedere le posizioni forse troppo statiche, per rifare comunione e per me l’invito ad essere più conviviale sono insieme ai vostri volti l’aspetto più bello di questa magnifica salita che ho rifatto dopo una dozzina di anni e che da tanto tempo aspettavo di rifare (e forse aspettavo proprio tutti voi e tutto questo). Grazie Cilla, grazie a tutti voi.

P.S. mi piacerebbe incontrare meglio tante persone che ho solo sfiorato come Elena, Massimo e Ombretta. Se Cilla (motore potente) metti in moto l’iniziativa fallo sapere.
MONVISO..PER LIA
Alpinismo
DATA: 04/09/2009

AUTORE:
Ombretta

DESCRIZIONE:

Dalle nostre parti, un escursionista come Dio comanda, prima o poi, sale sul Monviso. Ma visto che non è cosa proprio banale, bisogna attendere il tempo giusto ed i compagni giusti, e per il resto avere pazienza e fortuna.

Ho rivisto Cilla a Torino dopo più di venti anni. La Cilla grassottela e pacioccona che avevo conosciuto a scuola non c'era più: al suo posto, una donna magra, che cammina spedita, con il dolore sulle spalle e nel cuore per la partenza di Lia.

Mi è venuto naturale, in quel momento, aderire all'iniziativa di salire il Monviso per e con Lia. Non ero sicura di farcela, ma ostinatamente ho riservato, nella mia estate, un po' di tempo e di energia per arrivarci preparata.

Non so quanti siti internet ho visitato nei giorni precedenti per vedere le previsioni del tempo. So che ho fatto qualcosa tipo “pregare” (?) perché ci si potesse andare e perché tutto andasse bene. Che bello essere ascoltati!

Da Saluzzo fino al Bivacco delle Forciolline (uno dei pochi, se non l'unico, a portare il nome di una donna...!) un po' alla volta si è composto il corpo stravagante del nostro gruppo.

Persone normali che si sono incontrate in un'occasione speciale, che le ha rese speciali.

...Roberto, rosso come un gambero per il sole cocente, ostinato e curioso e allegro, con lo zaino più pesante di tutti i nostri messi insieme. Uomo difficile da convincere a lasciare giù le sue cose.

....Danilo, che è partito con un peso sulla testa e nel cuore, incerto e insicuro, e che si è liberato nel cammino, per salire leggero, forse quasi del tutto sereno. Ho sorriso del suo sorriso felice di avercela fatta.

....Marcello, “camoscio maturo” che sembra muoversi senza fatica. Gli occhi un po' pensierosi a cogliere un'occasione che sicuramente per lui è stata unica. Credo ci fosse anche sua moglie, con noi, con quel delizioso salamino dolce.

...Elisa, la degnissima figlia del camoscio. Anche per lei un'occasione particolare, ce lo hanno svelato le sue lacrime di commozione in vetta, durante la messa. Nella discesa, è sgusciata via e più nessuna l'ha raggiunta.

...Elena, eroica Elena che non ha mollato nonostante tutto e che è scesa dalla vetta con delle piaghe che io sarei morta!

...Massimo, il silenzioso chierichetto delle vette. Non so che voce abbia, ma ovunque mi giravo c'era sempre e ogni tanto scuoteva la testa. Chissà a cosa ha pensato tutto il tempo...

...don Marco, fiducioso che la mano di Dio l'avrebbe protetto dal baratro alle spalle del suo altare (cosa di cui io non ero affatto sicura). Ho detto al Signore che ero anche disposta a fare la comunione dopo tanti anni purché il nostro bel sacerdote uscisse indenne da questa storia. Prova inconfutabile che Dio esiste.

....monsieur la guide, Silvio, con il suo zaino da Eta Beta: ti sembrava vuoto e leggero e ci tirava fuori di tutto, compreso il vino buono. Grazie per quella corda, non solo perchè ci ha assicurato, ma soprattutto perchè ha rinsaldato un legame.

.....Carla, che è stata oggetto di tutte le mie apprensioni materne nelle settimane precedenti perchè “viene dai Paesi Bassi”. Cocciuta, forte, ironica: l'ha voluto fare e l'ha fatto! Finisce nel torrente e ride, perchè cosa vuoi che sia, ormai...!

...Cilla, insieme a Lia il lievito del gruppo. La bellezza dello spirito, la fiducia nella vita, la delicatezza e l'attenzione verso gli altri. La capacità di rivelare il nascosto con il sorriso e la benevolenza. Immagino quanto sia stato faticoso arrivarci, Cilla.

...Ombretta, cioè io, legata da sempre al silenzio della montagna di cui ho bisogno come il pane. Il cammino su sentieri impervi mi ha salvato così spesso dallo smarrimento. Sono certa che è stato così anche questa volta.

...e infine Lia, che era con noi. Non ho conosciuto di persona questa ragazzina, e tuttavia l'ho percepita negli sguardi, nelle preghiere, nell'energia, nelle parole e nei silenzi. Lia era certamente felice di essere in vetta con noi, e io le sono grata per la sua invisibile compagnia.

E ancora, ci hanno accompagnato.......quegli stambecchi opportunisti e pigri che mi hanno saturato la memoria della macchina fotografica..... quella luna accecante che ha trascinato me e Roberto fuori dal bivacco a vederne i riflessi sulla pietra bianca. (tralasciando le considerazioni leopardiane sulla luna, era davvero semplicemente bellissima, senza aggiungere altro) ... quei laghi straordinari con un'acqua che ipnotizzava la vista.... quel canalone sulla strada del ritorno, di una bellezza straordinaria ed inquietante.... le zanzare malefiche che mi hanno fatto temere di essere stata catapultata ad Alessandria.... quei sentieri ripidi, ma mai ripidi come quello del bivacco Berardo....

Tutto è andato bene, ed ora sono a casa mia. E' stato breve, ma, come mi succede sempre, la percezione è di essere stata via un tempo lunghissimo. Come se il tempo fosse un po' dilatato ed ogni istante ti desse l'occasione di soffermarti a sentire quello che fai.

E' proprio questo che mi porto nel cuore da questo viaggio sul Monviso e che restituisco a tutti voi sotto forma di augurio: che si sappia cogliere in ogni momento la bellezza e l'unicità della vita, assaporando l'intensità del viaggio ancor più che l'orgoglio per aver raggiunto la meta.

Vi abbraccio tutti, uno per uno. Vi porto nel cuore fino alla prossima volta.
MONVISO..PER LIA
Alpinismo
DATA: 04/09/2009

AUTORE:
Cilla

DESCRIZIONE:

Erano 26 anni che non salivo sul Monviso.
Allora avevo 19 anni e ora ne ho 45: una bella differenza. Allora avevo la promessa della vita davanti, adesso porto il peso di molti, troppi dolori che la vita mi ha regalato.
Questa cosa bellissima è nata così semplicemente, come spesso nascono le cose belle, senza tanti giri di parole e complicazioni annesse. Non ricordo nemmeno bene come è andata ma so che con Danilo si parlava di montagna e magicamente si sono incontrate le parole Monviso e per Lia. Il resto è venuto da sé.
E così dopo molti preparativi e la settimana intensa di Chitarrissima, ecco che la sera della domenica 30 agosto arrivano da me Carla, Ombretta e Daniela, le mitiche compagne della scuola per educatori Firas di Torino. Averle ritrovate dopo circa 22 anni è anche questo un regalo di Lia, perché dopo la sua morte Daniela, Carla e Bruna hanno deciso di cercare tutte le altre, cosa non facile visto che era passato un sacco di tempo e che eravamo una classe di 30! In aprile è stata fatta una giornata in cui almeno la metà si è presentata all’appello ed è da aprile che Carla si è allenata con entusiasmo per l’impresa.
La sensazione di ritrovarle a casa mia domenica sera è stata bellissima: loro che abitano lontano e lontanissimo (Alessandria, Monza e Olanda) erano tutte e tre a casa mia, a Saluzzo, e la cosa strabiliante è che il tutto era assolutamente “normale”… come se l’avessimo sempre fatto! Queste secondo me sono le magie delle relazioni profonde, quelle vere che resistono al tempo e alla lontananza.
Lunedì mattina dopo una notte quasi insonne (io per la tensione-stanchezza della settimana, loro penso per il mio divano letto parecchio scomodo…) ci siamo ritrovate con Robi, che da buon cavaliere ci è venuto a prendere.
Adesso vorrei inserire la foto di noi in cortile per imitare l’arte di Roberto, ma ci ho provato e non sono capace..quindi accontentatevi!
Sulla strada raccogliamo Danilo che ci aspetta a Brossasco e a Castello ci ritroviamo con la mitica guida Silvio, grande sia per l’altezza che per la bravura.
Ci si sistema, si prende informazioni, si chiedono consigli e soprattutto si alleggeriscono gli zaini (Roberto) e nel mio caso, addirittura si cambia: il mio effettivamente è gigantesco, con un sacco di comode tasche esterne, e non è adatto all’arrampicata. Il risultato sarà che camminerò comodissima, con uno zaino incorporato alla mia schiena, ma perderò regolarmente le cose perché non saprò mai dove le ho messe!
Alle 9.50 salutiamo Silvio, che ritroveremo alla sera, e ci incamminiamo su per il sentiero del Vallanta in una nebbia fresca e gradevole; dopo il caldo della pianura questo tempo è perfino piacevole. Inoltre ci avvolge come un’ovatta e noi cinque ci ritroviamo a chiacchierare amabilmente, scherzando e ridendo come se ci fossimo sempre conosciuti (io si li conosco da tanto, ma loro no…) Ci scambiamo ricordi, emozioni e anche qualche segreto (vero ragazzi !?!) che rende l’atmosfera intima e accogliente. Mi piace vedere Carla e Danilo che parlano fitto fitto sul sentiero avanti a noi … sentiero che sale verso il Bivacco Berardo e che per ben 800metri arranca ripido in mezzo al bosco, portandoci fuori dalle nuvole in un sole splendente, sopra un mare di nebbia! Avrò poi modo di apprezzare più tardi che, anche se molto arduo, almeno quello era un sentiero!
Perché dal Berardo (3 ore e un quarto per arrivare fin lì…non male per 1100 metri di dislivello) in poi fino alla fine del vallone delle Forciolline, la sera dopo, cammineremo e salteremo come capre di montagna su pietre e pietroni. Infatti mi viene da pensare che quel signore che abbiamo trovato al Bivacco e che con noncuranza ci ha detto che in mezz’ora avremmo raggiunto le Forciolline, era un gran burlone! Noi ci abbiamo messo un’ora e mezzo…! Era pur vero che mica avevamo fretta: là ci aspettavano Marcello ed Elisa e ci tenevano i posti. A dire il vero abbiamo avuto qualche dubbio quando due francesi incontrati poco dopo in mezzo a quella pietraia desolata, ci hanno riferito di non aver visto nessuno vicino al Bivacco. E visto che Marcello solo la sera prima mi aveva telefonato per chiedermi qual’era il bivacco dove doveva andare… abbiamo pensato: pensa se ha sbagliato posto e ci sta tenendo i letti da qualche altra parte!
Spettacolare è stato arrivare e passare la cresta vedendo lontano, ma ben visibile, il bivacco giallo vicino a un lago, che man mano che ci si avvicinava diventavano due, tre, quattro… Un panorama splendido, reso ancora più bello dalla presenza di quell’acqua trasparente e pulita.
Al bivacco effettivamente troviamo il sorriso di Marcello che con Elisa è arrivato prima di noi. Altre due persone sono già arrivate e ci organizziamo per dormire, prendere l’acqua che non è proprio dietro l’angolo e soprattutto non molto comoda. Abbiamo in mente le necessità della sera e del mattino, perché l’organizzazione ( il tour operator…) prevede una minestra calda per la cena (sapete quegli ottimi pacchetti liofilizzati della Knorr? Geniale l’idea di mescolare crema di asparagi e zuppa di verdure, eh? Mi spiace un po’ non aver accettato di mettere i fagioli olandesi di Carla…sulle olive invece non ho il minimo dubbio!) e the e caffè per la colazione. Noi siamo raffinati, mica come gli altri ospiti del rifugio (sarebbe un bivacco ma è talmente bello che mi scappa di chiamarlo così!) che viaggiano talmente leggeri che mangiano tutto freddo e non si lavano i denti per due giorni (che schifo…)
Dimenticavo di menzionare la mitica pentola da 1.7 KG che Marcello si è portato sulla schiena…poveraccio! E dentro la quale la minestra ha cotto fin dalle 17 sotto le cure di Elisa.
Il pomeriggio trascorre tranquillo tra un paio di camminate alla “fontana”, una chiacchierata a destra e manca (Danilo ed io ci siamo ritrovati a parlare mentre gli altri prendevano l’acqua e ci siamo accorti dopo un bel po’ che loro con molta discrezione ci avevano lasciati soli…grazie, ho apprezzato e penso anche Danilo…) Proprio vero che l’intesa è fatta di poche parole…anzi a volte non servono proprio.
Verso la sera mi viene una botta di malinconia, vuoi per la stanchezza che inizia a farsi sentire, vuoi per la bellezza di quel paesaggio davvero incredibile. Sono arrivati anche tre stambecchi che girano attorno al bivacco, incuranti della nostra presenza.
Poco dopo arrivano Marco, Elena e Massimo stravolti dal peso degli zaini (tenda + corda da 50 metri) e dalla camminata (capiremo poi il perché quando anche noi faremo quel sentiero a scendere…a proposito: grazie Silvio del consiglio datoci!) e, più tardi, leggero come un camoscio Silvio, che in sole 2 ore ha fatto la strada (ma come ha fatto? continuo a chiedermi…)
La cena si svolge in un’atmosfera tranquilla e rilassata. Con noi 11 ci sono anche altri 4 che approfittano della presenza di Silvio per chiedere consigli, per la salita del giorno dopo.
Alle 21 ci ritroviamo tutti a letto e vengono spente le luci (incredibile a 2800 metri abbiamo la luce elettrica, grazie a un pannello fotovoltaico che genera elettricità…una meraviglia!). La luna fa capolino dalla cresta della montagna con una luce brillante che illumina moltissimo. Sentiamo dei rumori: qualcuno è uscito dal bivacco…scopriremo che sono Ombretta e Roberto che a piedi nudi e in mutande sono andati a vedere le stelle e la luna!
La notte non mi passa più: fatico ad addormentarmi anche se sono contenta di essere in quell’ambiente caldo, comodo e accogliente con gente che amo…sento il respiro silenzioso di Carla che dorme accanto a me e quello un po’ meno silenzioso di Danilo che dorme dall’altra parte!
La mattina alle 4 mi sveglio con la sensazione di non aver dormito e un feroce mal di testa. Questo non promette bene.
Dopo la nostra fantastica colazione (a dire il vero non riesco a mangiare niente, solo a bere il the) ci incamminiamo alle 5 in punto sotto un cielo stellato da urlo (giuro: non ho mai visto un cielo così bello!), con le pile frontali nel buio della notte. Scopro che mi piace camminare nel buio senza vedere niente di più del necessario per fare solo il passo successivo: anche nella vita ci si ritrova spesso a camminare facendo solo un passo alla volta…La presenza di Silvio è molto rassicurante e mi piace molto l’intesa alpinistica che si crea tra lui e Marco, che chiude la fila.
Il mio problema è la testa che continua a farmi male e mi sta rovinando la giornata: decido allora di prendermi un calmante e poco dopo ritrovo il mio vigore. Mi torna la voglia di scherzare e l’energia scorre di nuovo in me. Al bivacco Andreotti ci imbraghiamo e mettiamo i caschi e arriva un’aria gelida che mi taglia le mani…quei 4-5- nevai gelati li ho proprio odiati, soprattutto quando sono scivolata e ho dovuto buttare le mani per tenermi!
Arrivati all’attacco via i bastoncini, ci si lega (almeno noi 4 pollastrini: Danilo, Carla, Ombretta e la sottoscritta) e poi per 2 ore ci si arrampica! Ragazzi che bello! Quanto mi sono divertita! Soprattutto al pensiero che da quei canalini ripidi avrei dovuto poi anche scendere…(voglio un elicottero!)…non sapevo ancora del metodo Kuleman usato da Silvio!
Le ultime due ore sono volate – nella tensione e divertimento della salita - e alle 9,15, con mia grande sorpresa, ci siamo ritrovati in cima: in 4 ore e un quarto avevamo fatto la punta, mentre l’altra volta, dal Quintino Sella ce ne avevo messe ben 6! Non c’è che dire, a invecchiare qualche volta si migliora!
L’atmosfera in punta è di grande euforia e contentezza: saluto e abbraccio molti…con Roberto ci abbracciamo in un modo che non necessita parole, siamo gasatissimi! Marco prepara per la messa e rido divertita dello spavento di Roberto che lo vede muoversi molto vicino al bordo…scatto una foto al nostro bel rappresentante del clero e mi sembra l’arcangelo Gabriele sopra le nuvole!
La Messa inizia come solo Marco sa fare: ciascuno può dire le proprie intenzioni di preghiera e questo crea il clima giusto…ci connettiamo con noi stessi, con gli altri e forse con Dio. Marco ricorda la famiglia Trucco e prega in particolare per Beniamino che oggi ha l’esame di ammissione al Conservatorio. Io sento Lia vicinissima, so che è lì in mezzo a noi, lei che amava tanto la montagna e il Monviso e che a soli 10 anni ne aveva fatto il giro con me, suo padre e Beniamino. Lei è lì e noi siamo un tutt’uno anche con tutti quelli che sono rimasti a casa e che per tanti motivi, non hanno potuto essere presenti (meno male se no mica ci stavamo tutti!) Danilo ringrazia Lia perché diversamente non sarebbe lì, Ombretta parla di un Dio che da lontano si è fatto vicino…c’è molta commozione in tutti noi e molti occhi lucidi. Io ricordo nella preghiera tutte le persone che seguo con i miei laboratori di scrittura e nel Counselling, le loro fatiche e i loro dolori; ricordo anche tutti gli amici dell’Associazione che mi hanno promesso di pensarci e sicuramente è così perché lì a 3841 metri siamo fisicamente in 11 ma spiritualmente molti molti di più! E poi a un certo punto della messa, dopo la fantastica ed essenziale omelia di Marco (che ha il raro dono di dire cose essenziali con poche semplici parole) sento che qualcosa si rompe dentro di me e inizio a piangere come una fontana, senza riuscire a fermarmi. Sento la mano di Roberto sulla mia spalla e quella di Marcello sul ginocchio e lo apprezzo tanto, perché in quel modo mi àncorano alla punta, impedendomi di perdermi nel mio dolore.
Ben presto viene l’ora di scendere e dopo un breve spuntino e foto ricordo ripartiamo, noi della cordata per ultimi con, davanti, gli “stambecchi” del gruppo! Man mano che procediamo nella discesa le mie paure per il vuoto sottostante svaniscono (il mio volo dalla finestra di 7,70 metri ha lasciato un po’ il segno…) e mi ritrovo a divertirmi come una matta, con il metodo del culo sulla roccia, consigliato da Silvio, che pazientemente guida la bravissima Ombretta, prima della cordata, nella discesa impervia del Viso. E tra una risata, una chiacchiera e il respiro affannato di Carla (che abita tutto l’anno 10 metri sotto il livello del mare e tribola il giusto per l’altitudine!) ci ritroviamo, dapprima all’Andreotti e poi alle Forciolline: in 3 ore e un quarto abbiamo fatto la discesa. Non male! Soprattutto perché siamo un gruppo numeroso: la nostra guida sembra soddisfatta di noi!
Un rapido spuntino con una gradita tazza di tè caldo, che mai ho trovato così buono, e si riparte. Giù per il vallone delle Forciolline si scende in un orrido, che ti spacca le gambe obbligandoti a saltare come una capra: cioè a continuare a fare quello che abbiamo fatto fin’ora…! E ogni volta che faccio apprezzamenti Marco mi dice: “Aspetta che questo non è ancora niente…” Effettivamente ci sono un paio di passaggi mica male che fatti in salita devono essere proprio terribili, soprattutto se hai uno zaino pesante sulla schiena. In uno di questi passaggi Carla riesca a cadere nel torrente, facendoci prendere un bello spavento: meno male che è “rotolata” e non ha picchiato la testa…si è solo infradiciata un po’. Almeno adesso può tornare in Olanda con i lividi che tanto desiderava!
Per quanto mi riguarda i lividi non mi mancano, avendone collezionati diversi lungo il cammino; come anche riesco a tornare a casa piena di punture di zanzare che per un lungo tratto ci aggrediscono voracemente. Insomma ci avviamo ormai stancamente alla fine della gita con il gruppo decisamente sfilacciato: i più sono davanti, io, Danilo e Carla a metà e dietro Marco con Massimo ed Elena, che pare non ce la faccia più. Capiremo dopo perché: la poverina ha due bolle dietro ai piedi, larghi come due piazze d’armi! Ci chiediamo come ha fatto a resistere...Io invece mi trovo la sorpresa, appena tolto lo scarpone, di una caviglia indolenzita che peggiora nel dolore fino a non poterla più appoggiare: deve essere successo quando ho preso quella mezza storta un’ora e mezza prima. Meno male che ho continuato se no avrebbero dovuto venire a prendermi con l’elicottero!
Insomma alla fine in tre ore e venti io, Danilo e Carla riusciamo ad arrivare, camminando quasi 11 ore nell’arco dell’intera giornata. Siamo tutti in piedi dalle 4 del mattino e abbiamo fatto 1000 metri di dislivello in salita e 2240 metri in discesa…ed è andato tutto decisamente molto bene. Arrivando alla strada trovo Ombretta a mollo nella fontana che si rinfresca i piedi e provo un moto di immensa gratitudine per tutti noi che siamo riusciti a fare questa cosa bellissima: che l’abbiamo sognata, progettata, organizzata, che ci abbiamo creduto, rendendola esperienza concreta. Si parla già di rifarla il prossimo anno…chi lo sa? Lia insegna che occorre mettere le ali ai propri sogni e combattere perché questi si realizzino.
Il suo breve passaggio su questa terra ha lasciato un seme…a noi che rimaniamo resta l’arduo, difficile e meraviglioso compito di farlo germogliare…

ARRAMPICATA NELLE SCUOLE ELEMENTARI DI DEMONTE
Alpinismo
DATA:

AUTORE:


DESCRIZIONE:

La scorsa primavera le nostre Guide hanno incontrato i bambini della scuola elementare di Demonte in occasione della loro prima esperienza di arrampicata!
Infatti, grazie alla preziosa collaborazione delle insegnanti e all'esperienza delle nostre guide, questi bambini hanno potuto accostarsi per la prima volta al mondo del verticale ed...ecco le loro esperienze!!!
UN GIORNO AD ARRAMPICATA
Alpinismo
DATA: 07/04/2008

AUTORE:
Barale Michela Classe 4° Piano Quinto

DESCRIZIONE:

Lunedì 7 aprile 2008, nel pomeriggio , dopo mensa io e i miei compagni con la maestra Simonetta siamo andati a Demonte a provare l’arrampicata .
Arrivati a Demonte il pullman ci ha fatto scendere e poi abbiamo proseguito a piedi per un tratto.
Giunti alla nostra meta, ad attenderci c’erano due maestri che si chiamavano uno Silvio e l’altro Tato.
C’erano quattro corde già attaccate alla roccia, così dopo la spiegazione dei maestri alcuni bambini hanno iniziato ad arrampicarsi .Io ho dovuto aspettare un po’ per arrampicarmi , ma finalmente è venuto il mio turno e mi è piaciuto molto, così ho fatto tutte quattro le corde.
Giunta l’ora di tornare a casa siamo saliti sul pullman stanchi, ma contenti per la bella giornata.
Arrivati a casa ho raccontato tutto ai miei genitori e ho detto loro che ci vorrei tornare altre volte.




LA SCALATA A DEMONTE
Alpinismo
DATA: 07/04/2008

AUTORE:
Franco classe 4^ Piano Quinto

DESCRIZIONE:

Lunedì 7 aprile io con la mia classe e la terza elementare siamo andati a Demonte, vicino al castello, per arrampicarci.
Ero molto felice perché volevo provare uno sport a me nuovo. Arrivati sul posto, le mie ginocchia tremavano perché mi trovavo davanti ad una minacciosa parete di
roccia che avrei dovuto scalare. Gli istruttori ci hanno mostrato gli attrezzi che avremmo dovuto utilizzare: una fune con imbragatura di sicurezza. Simone è stato scelto per farci vedere le mosse giuste per scalare la parete. Subito dopo la nostra avventura è iniziata. Ci siamo messi in fila per scalare la ripida roccia. Dopo Simone, Luis, Samuele, Luca, è arrivato il mio turno. Ho provato delle sensazioni strane: mi sentivo felice, ma allo stesso tempo terrorizzato. L’imbragatura tra le gambe, la fune legata alla vita e l’adrenalina nel corpo; ho trovato il coraggio di cominciare la salita.
Ecco…ci stavo riuscendo! L’arrivo era vicino...ma…ho appoggiato il ginocchi (che era già infortunato) su una protuberanza rocciosa e una fitta di dolore mi attraversò tutta la gamba. Ho provato a continuare la salita, ma il male ha avuto la meglio sul mio volere. Cosi ho deciso di scendere, di abbandonare l’impresa. Sono arrivato a terra facendo dei piccoli saltelli. La maestra mi ha chiesto il motivo della mia discesa
e io le ho spiegato che mi ero fatto male. Anche se sono stato ostacolato dal mio infortunio, questa giornata mi è piaciuta, perchè ho imparato un nuovo divertimento.


AD ARRAMPICATA
Alpinismo
DATA: 07/04/2008

AUTORE:
Nicolò Lovera Classe 4^ Piano Quinto

DESCRIZIONE:

Adesso vi descriverò la mia prima arrampicata, che si è svolta il 7 aprile presso la località Castello di Demonte. Insieme ai miei compagni di classe è stato molto divertente provare a scalare, in vari modi, la roccia.
La giornata è cominciata dopo il pranzo con il trasporto in pullman fino al Castello, dove due istruttori ci hanno accolto spiegandoci l’ utilizzo dell’attrezzatura. All’ inizio sembrava tutto facile, ma quando sono arrivato in cima ho avuto una paura folle, senza sapere che il peggio doveva ancora arrivare!
Quando ho cominciato a scendere la paura è diventata ancora più grande.
Arrivato in basso ho trovato il tutto molto divertente e quindi l’ho rifatto più volte. Nell’ultima discesa mi sono fatto male al ginocchio sinistro urtando contro uno spigolo della roccia, a causa della velocità che aumentava e diminuiva in modo incontrollato.
Alla fine delle varie arrampicate ho giocato ad una specie di hockey su prato con i miei compagni e poi, dopo la merenda, sono tornato a casa, dove stanco ma entusiasta ho raccontato la mia avventura ai miei genitori e a mio fratello.
Sono contento di questa giornata trascorsa in modo diverso dal solito e spero di ripeterla presto.





IL CORSO DI ARRAMPICATA
Alpinismo
DATA: 07/04/2008

AUTORE:
Monica V. – classe 4^ Piano Quinto.

DESCRIZIONE:

Per imparare meglio ad arrampicare siamo andati a Demonte, lunedì 7 aprile 2008, con la classe 3^ e la maestra Simonetta.
Lunedì siamo arrivati più contenti e agitati già di mattina con uno zaino per la merenda.
Siamo partiti verso le 14 con il pullman. Saliti io mi sono seduta vicino a Michela. Mentre andavamo a Demonte io guardavo le montagne ancora piene di neve. Arrivati ci hanno fatti scendere e ci siamo incamminati verso il luogo in cui dovevamo scalare. Abbiamo visto che c’erano 4 corde legate. Prima ci hanno spiegato come andava messa l’attrezzatura e dopo tutti hanno provato una volta a scalare. Io ho provato anche a salire su due corde. Sono andata nell’ultima e nella terza corda, dove guidava Simonetta.
Io darei consigli a qualcuno che scalare è difficile, però è bellissimo.

ARRAMPICATA NELLE SCUOLE ELEMENTARI DI DEMONTE
Alpinismo
DATA: 07/04/2008

AUTORE:
Luca Sanini, classe 4^ Piano Quinto

DESCRIZIONE:

Lunedì, nell’ora di ginnastica, siamo andati a Demonte a fare arrampicata.
Arrivati davanti ad una grande roccia con quattro corde, ci aspettavano già due signori che ci hanno spiegato come infilarci le imbracature e come agganciarci alle corde. Il primo a provare è stato Simone ed è arrivato a due metri da terra. Poi,uno per volta ci siamo arrampicati tutti.
Io ero dopo Simone:mi hanno agganciato alle corde e ho iniziato ad arrampicarmi, ero emozionantissimo e all’inizio, mentre salivo sulla roccia, pensavo come sarebbe stato bello lassù ; dalla cima vedevo montagne,molte case,e,sotto di me, mentre guardavo giù, alcuni miei compagni che giocavano con sassolini, bastoncini…
Le persone,da lassù mi sembravano piccolissime.
È stata una bellissima esperienza che non avevo mai provato; non vedo l’ ora di ritornare per un’ avventura.

ARRAMPICATA
Alpinismo
DATA: 07/04/2008

AUTORE:
Giulio, classe 4^ Piano Quinto

DESCRIZIONE:

Lunedì pomeriggio io e i miei compagni di 4° siamo andati alla prima lezione di ”Arrampicata”. Siamo partiti verso le 14:45 tutti entusiasti. Dopo un po’ siamo arrivati a Demonte ,dove il pullman ci ha posato davanti a una strada, abbiamo iniziato a camminare tutti contenti, domandandoci :- C’ è la farò? E se cado, mi farò male! Sarà alto?- Quando siamo arrivati c’erano 2 istruttori che ci hanno messo le imbragature e ci hanno insegnato a fare i nodi a forma di otto. Io ho scelto la 3° corda e, dopo un po’, ho cominciato la salita pensando di farcela, invece non c’è l’ho fatta ! Ho deciso di riprovare e mentre aspettavo il mio turno ho giocato “ Al villaggio delle scimmie” . Quando si sono liberate le pareti ho chiamato Luis per farmi fare l’ otto: lui è bravissimo! Sono risalito , ma anche questa volta non c’è l’ho fatta, allora ho rinunciato e ho guardato gli altri per vedere come facevano. Questa giornata non la dimenticherò, la prossima volta però spero di farcela.
UNA GIORNATA UN PO’ SPECIALE
Alpinismo
DATA: 07/04/2008

AUTORE:
Giorgia B.- classe 4^ Piano Quinto

DESCRIZIONE:

Lunedì pomeriggio siamo andati a Demonte per svolgere un corso di arrampicata.
Dopo la mensa il pullman è venuto a prenderci: eravamo tutti molto entusiasti! Ci chiedevamo se poteva essere difficile.
Finalmente siamo arrivati; tutti insieme abbiamo preso una stradina sterrata che ci ha condotti alla nostra meta, dove due istruttori ci aspettavano per insegnarci le tecniche di arrampicata. C’era una grande parete rocciosa con quattro corde legate in cima ad una catena. Quando abbiamo visto quella imponente parete, che sembrava volesse caderci addosso, ci è venuta un po’ di paura.
Gli istruttori per prima cosa, hanno spiegato come fare a salire e a scendere. Dopo aver indossato le imbragature ed esserci legati alla corda ci siamo arrampicati quattro alla volta.
Finalmente era il mio turno! Con un po’ di paura ho incominciato ad arrampicarmi; qualche volta mi fermavo sui terrazzini, ma subito riprendevo la scalata. Sono arrivata fino alla fine e poi, a balzi, sono scesa.
Dopo essermi tolta l’imbragatura, ho chiesto alle mie amiche se a loro era piaciuto; io ho detto che per me era stata un’avventura stupenda.
Qualcuno ha scalato anche due, tre, quattro e addirittura cinque volte.
Il tempo è passato in fretta ed era già ora di ritornare a scuola. Un po’ dispiaciuti ci siamo incamminati per andare al pullman. E’ stata una giornata bellissima perché un po’ spericolata!!!


IL CORSO DI ARRAMPICATA
Alpinismo
DATA: 07/04/2008

AUTORE:
Anna P. classe 4^ Piano Quinto

DESCRIZIONE:

Nel pomeriggio di lunedì 7 aprile, i miei compagni, la maestra Simonetta ed io abbiamo partecipato alla nostra prima lezione di arrampicata.
Arrivati a Demonte con il pullman, abbiamo proseguito la strada, per circa dieci minuti, a piedi.
La giornata era perfetta per fare questa esperienza, c’era il sole, e un venticello non troppo freddo ci ha permesso di metterci in maniche corte.
Giunti sul posto abbiamo visto un’ampia zona piana ma, girandoci… ecco!!! La parete rocciosa da scalare era lì, minacciosa e pronta ad accoglierci. Erano presenti due istruttori, i quali ci hanno spiegato cosa dovevamo fare per affrontare sia la salita che la discesa. Peccato… ascoltavo con attenzione, ma a malincuore non potevo partecipare: pochi giorni prima mi avevano tolto un neo sul viso e avevo ancora i punti di sutura. Rischiavo grosso!!
Guardando i miei scalare, ho cominciato a insistere con la maestra di farmi provare almeno una volta: dopo molte suppliche, Simonetta sfinita mi ha detto:
- Provaci! Ma fai molta attenzione!!
Mi sono precipitata a fare la fila e ho chiesto di poter passare davanti agli altri, in quanto, era la mia prima salita. Ho indossato l’imbragatura necessaria e il mio compagno Luis, molto bravo a fare i nodi, mi ha legato. Dopo un po’ di fatica sono arrivata in cima e, guardando in giù, ho visto le persone presenti molto piccole, poiché la parete era alta circa dieci metri. Non vi dico che spettacolo!! Da lassù si potevano ammirare le catene di montagne con le cime innevate che si stagliavano in un cielo terso con solo alcune nuvole bianche che sembravano riccili di panna montata.
Una volta a terra, ho riprovato altre due volte, non avrei dovuto scalare ma… era così bello che non ho potuto proprio farne a meno. È stata un’esperienza incredibile, è andato tutto bene, aspetto con molta ansia la prossima lezione.

Scuola Italiana di Alpinismo - Scialpinismo - Arrampicata - "Guide Alpine Cuneo "

Ufficio Guide Alpine Cuneo: SCUOLA ITALIANA DI ALPINISMO, SCIALPINISMO E ARRAMPICATA "GUIDE ALPINE CUNEO" Ufficio Guide Via Vittorio Veneto 19 - 12011 BORGO SAN DALMAZZO (CN) - Tel. +39.335.672.60.08 -
Apertura al pubblico ogni martedì dalle ore 15,00 alle ore 19,00.

Per altre informazioni: info@globalmountain.it